Le malattie che colpiscono le orecchie, e i conseguenti disturbi uditivi, affliggono oltre un miliardo e mezzo di persone nel mondo e più di 13 milioni di italiani, ossia un cittadino su cinque. Le proiezioni dell’OMS indicano che entro il 2050 il numero di persone con problemi uditivi salirà a un cittadino su quattro. Il tutto con un aggravio sulle casse della Sanità globale di 980 miliardi di dollari all’anno, cifra che comprende sia le spese del settore sanitario (escludendo i dispositivi acustici), che i costi sociali, come il supporto educativo e la perdita di produttività. Nel mondo la sordità è una “pandemia silenziosa” che colpisce 360 milioni di persone, con un incremento preoccupante tra i giovani, al punto che sarebbe importante costituire un Osservatorio e un Piano Nazionale della Sordità per monitorare la situazione. I dati sono stati diffusi in occasione della World Hearing Day, la Giornata Mondiale dell’Udito, che si celebra il 3 marzo di ogni anno e coinvolge oltre 100 Paesi. In Italia le celebrazioni sono state anticipate di qualche giorni con un appuntamento a Montecitorio organizzato, per il decimo anno consecutivo, da Udito Italia Onlus. Se si considerano le forme più severe, nel nostro Paese sono già oltre tre milioni le persone con una perdita uditiva significativa, con ripercussioni sulla qualità della vita. La Giornata mondiale dell’udito è stata istituita nel 2017 dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) per coinvolgere personale medico e sanitario, istituzioni e cittadini e la società in generale nella campagna di sensibilizzazione sui problemi e le patologie collegate all’apparato uditivo. Il tema di quest’anno era “Cambiamo mentalità: diamoci gli strumenti per rendere la cura dell’udito una realtà per tutti”. Nonostante i disturbi uditivi siano così diffusi nel mondo ed esista la possibilità di ricorrere a cure efficaci e convenienti, queste rimangono per lo più inaccessibili e la perdita dell’udito non ancora sufficientemente affrontata. A livello globale, meno del 20% di coloro che potrebbero trarre beneficio dalle cure vi accede. Diagnosi precoce, programmi educativi e tecnologie sono armi fondamentali, tanto che l’Oms stima che il 50% dei casi di ipoacusia potrebbe essere prevenuto attraverso misure di sanità pubblica. Ogni giorno, infatti, milioni di lavoratori sono esposti a situazioni di rischio per l’udito e oltre una certa soglia è necessaria una specifica protezione con otoprotettori.